Grandi magazzini
Il direttore di un grande magazzino è alle prese con una cliente miope che è addirittura salita su un cornicione dello stabile; con un vecchio attore in declino che non riesce a pronunciare la battuta giusta per lo spot pubblicitario; con un eccentrico punk che ha vinto in premio merce per un valore di 500.000 lire che non riesce a incassare nonostante l'aiuto di una volenterosa commessa. Altri problemi arrivano quando un timido addetto alle pulizie, Evaristo, viene scambiato per il figlio di Gruber, il direttore della catena commerciale. Il direttore del personale, Anzellotti, a caccia di raccomandazioni, non esiterà a infilargli sua moglie nel letto.
Vale la pena? — Grandi magazzini
3 motivi per guardarlo
- Tre mostri sacri della commedia italiana (Montesano, Villaggio, Manfredi) che si scatenano in un magazzino
- La scena del punk che non riesce a incassare il premio è puro caos anni '80
- Il malinteso sul figlio del direttore ti fa ridere anche se lo vedi oggi
A chi piacerà
Se hai amato Boris o le prime stagioni di Camera Café, qui trovi lo stesso umorismo surreale. Perfetto per la serata nostalgia con i genitori che ti dicono 'ai miei tempi si rideva così'.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi ritmo serrato tipo The Boys, qui è più lento
- L'umorismo è molto anni '80, non sempre invecchiato bene
- La trama è un po' slegata, tipo sketch messi insieme
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