Io speriamo che me la cavo
Dal best seller (1990) di Marcello D'Orta. Un maestro elementare è trasferito, per un errore del computer, dalla Liguria a un comune vicino a Napoli, dove gli viene assegnata una terza. Quando se ne andrà, avrà insegnato qualcosa, ma soprattutto qualcosa avrà imparato. Il film funziona per merito di Villaggio che qui scopre la sua faccia nascosta, la tenerezza. La Wertmüller mette la sordina al suo linguaggio eccitato e motorizzato, ma ogni tanto le scappa qualche acuto dissonante, soprattutto nella colonna sonora affardellata. E i bambini? Pur costretti a dialoghi scritti a tavolino, sono napoletani, dunque attori nati.
Vale la pena? — Io speriamo che me la cavo
3 motivi per guardarlo
- Paolo Villaggio come mai l'hai visto: qui è tenero e umano, non solo Fantozzi
- La scena dei bambini che raccontano le loro storie ti strappa un sorriso
- La Napoli anni '90 è un personaggio a sé, ti fa sentire lì fra i vicoli
A chi piacerà
Se hai amato Boris e Zerocalcare per quel mix di comico e umano. Perfetto per la domenica pomeriggio con i genitori che ricordano 'quando c'era Villaggio'.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi risate a crepapelle, qui è più commovente che divertente
- Il ritmo è lento, tipo film scuola vecchio stampo
- I dialoghi dei bambini a volte sembrano troppo scritti, poco spontanei
Commenti (3)
Che spettacolo questo film, mamma mia!
Lo guardo sempre con un piacere enorme!
film bellissimo... che ti lascia tanto! spero di incontrare anche io un maestro come paolo villaggio, e lo auguro a tutti! guardatelo, sono sicura che vi piacerà un sacco!!!!