Calibro 9
Il film si propone come ideale proseguimento del capolavoro di Fernando Di Leo, “Milano Calibro 9” (1972). Milano, oggi. Fernando - il figlio di Ugo Piazza - è un brillante penalista cresciuto da sua madre Nelly con l'intento di farne un uomo diverso da suo padre. Ma se in città scompaiono 100 milioni di euro con una truffa telematica, e se il principale indiziato è proprio un cliente dell’avvocato Fernando Piazza, quel cognome non può non avere un peso e portare ad un naturale collegamento. Soprattutto se la società truffata è solo una copertura e, chi c’è dietro, è una delle più potenti organizzazioni criminali del pianeta; la ‘ndrangheta.
Vale la pena? — Calibro 9
3 motivi per guardarlo
- Marco Bocci (il poliziotto di Mare Fuori) fa l'avvocato in un thriller milanese
- La scena della truffa telematica è tipo Money Heist ma con meno stile
- Se sei fan dei sequel di culto italiani, qui c'è il tentativo di aggiornare Calibro 9
A chi piacerà
Per chi ha visto le prime stagioni di Suburra e cerca un crime italiano moderno. Fatti un giro se ti piace Bocci in ruoli seri, ma occhio al rating.
3 motivi per non guardarlo
- IMDb 4.6 non mente, la regia è a tratti confusa
- Se cerchi l'azione di John Wick, qui è più chiacchiere che spari
- La trama dei 100 milioni a volte ti fa chiedere 'ma dove stiamo andando?'
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