Elephant
Il cinema ha spesso rivisitato la cronaca accentuando magari i tratti piu' spettacolari della realtà. Gus Van Sant compie un'operazione analoga ma di segno opposto. Dopo Michael Moore anche Van Sant riflette sulla strage compiuta da due studenti nei confronti di compagni e professori nel liceo di Columbine negli Usa. Lo fa con un film di breve durata in cui si affida a una macchina da presa che pedina alcuni dei protagonisti che diverranno vittime o assassini quasi fosse una candid camera. Ne esce un quadro di desolante vuoto esistenziale, un tunnel che non ha una luce sul fondo. Non c'è più neppure la tragedia. La morte per strage si tinge di banale quotidianità.
Vale la pena? — Elephant
3 motivi per guardarlo
- La scena del corridoio con la telecamera che ti segue come in un videogioco ti spacca la testa
- Il vuoto dei dialoghi e dei silenzi ti fa sentire l'ansia vera
- Il finale ti lascia con un 'che cazzo ho appena visto' che dura giorni
A chi piacerà
Se hai amato la tensione di Mare Fuori o le atmosfere claustrofobiche di From. Perfetto per chi cerca un film che ti resta addosso dopo i titoli di coda, tipo le prime puntate di Euphoria ma senza filtro.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione o colpi di scena, qui zero
- I tempi sono lenti tipo documentario, skip se vuoi intrattenimento
- Non aspettarti risposte o trama classica, ti avverto
Commenti (1)
Film ipnotico, magnetico, cupissimo. Ti lascia spiazzato per quanto i temi siano tremendamente attuali, e affascinato dalla regia visionaria di Gus Van Sant. Prende spunto dalla strage del '99 alla Columbine High School di Denver, ha un ritmo a incastro, racconta - in un solo giorno e dai diversi punti di vista - una storia di pura follia. I dialoghi sono quasi surreali, la colonna sonora praticamente assente. Non è per chi cerca l'horror commerciale, il thriller da botteghino o lo splatter alla Tarantino. È per chi ama il cinema indipendente americano e Gu...