Gli uomini d'oro
Torino, 1996. Luigi il Playboy è un impiegato delle Poste deputato a guidare il furgone portavalori. Gli mancano tre mesi alla pensione, e già si vede gestire un chiringuito in Costa Rica insieme al collega e amico Luciano. Ma il ministro Dini - "uno che non l'ha eletto nessuno" - sposta dieci anni più avanti l'età pensionabile, e Luigi prende il destino nelle sue mani: rapinerà l'ufficio postale, impossessandosi dei valori che trasporta per mestiere. Alvise il Cacciatore accompagna il furgone ma deve svolgere altri due lavori per mantenere moglie e figlia secondo un decoro borghese che non può permettersi. È lui ad avere l'idea geniale per mettere a segno il colpo grosso, e vuole una fetta della torta. Nicola il Lupo è un ex pugile che gestisce insieme ad Alvise un locale country western: anche lui entrerà a far parete dello schema criminale che dovrebbe cambiare loro la vita, con esiti tutti da scoprire.
Vale la pena? — Gli uomini d'oro
3 motivi per guardarlo
- Fabio De Luigi che pianifica un colpo alle Poste perché il governo gli ha spostato la pensione, pura rabbia generazionale
- La scena del furgone portavalori è un mix di tensione e comicità all'italiana
- Il trio De Luigi-Leo-Morelli ti fa ridere anche quando tutto va a puttane
A chi piacerà
Se hai amato le prime stagioni di Suburra o il lato tragicomico di Boris. Perfetto per la serata con gli amici che si lamentano del lavoro e sognano il chiringuito.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi un heist alla Ocean's 11 qui è più casalingo
- Il ritmo a volte cala, ti avverto
- Skip se non sopporti i politici come cattivi da cartone
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