Lo spietato
A Milano, città destinata a una crescita economica e criminale vertiginosa durante il boom, Santo Russo, calabrese cresciuto nell'hinterland, dopo i primi furti in periferia e il carcere minorile, decide di seguire le sue aspirazioni e di intraprendere definitivamente la vita del criminale. Nel giro di pochi anni diventa la mente e il braccio armato di una potente e temuta gang, lanciandosi in affari sempre più sporchi e redditizi: rapine, sequestri, traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco, e non ultimi i miracoli, esecuzioni a sangue freddo. Nella sua corsa sfrenata verso la ricchezza e la soddisfazione sociale, Santo Russo è diviso tra due donne: la moglie, remissiva e devota, e l'amante, una donna bellissima, elegante e irraggiungibile.
Vale la pena? — Lo spietato
3 motivi per guardarlo
- Riccardo Scamarcio che fa il gangster a Milano con uno stile che ricorda Gomorra
- La scena del sequestro nel garage ti tiene col fiato sospeso
- La Milano anni '60 ricostruita è un personaggio a sé, ti fa sentire dentro il boom
A chi piacerà
Se hai bingeato Mare Fuori e ti piace il lato oscuro di Suburra. Perfetto per le serate in cui vuoi un crime italiano che non sia la solita mafia di paese.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione pura tipo John Wick, qui è più dramma
- La trama a volte rallenta, occhio se sei impaziente
- Il finale ti lascia con domande, non aspettarti chiusure nette
Commenti
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