Miracolo a Milano
Ispirato a Totò il buono (1940) di Cesare Zavattini, è una favola sociale sugli “angeli matti e poveri” delle baracche ai margini di Milano che, minacciati di sfratto da un avido industriale, organizzano un'azione di resistenza, animata dall'orfano Totò, che solo un miracolo fa trionfare. Tentativo, parzialmente riuscito, di uscire dalla cronaca neorealistica per la via di un surrealismo grottesco e di una tenera buffoneria, minacciati dal poeticismo. Fotografia di G.R. Aldo. Nastro d'argento per la scenografia (Guido Fiorini). Palma d'oro a Cannes ex aequo con La notte del piacere dello svedese Sjöberg.
Vale la pena? — Miracolo a Milano
3 motivi per guardarlo
- Totò che organizza i poveri contro i ricchi è un mood ribelle tipo Mare Fuori ma in bianco e nero
- La scena del miracolo con le scope che volano è pura magia surreale, ti spacca la testa
- Il finale è un twist poetico che ti fa dire 'ma davvero?' e googlare subito dopo
A chi piacerà
Se hai amato la strana dolcezza di Amélie o il realismo magico di certi episodi di Stranger Things. Perfetto per la serata cult con chi cerca qualcosa di diverso dai soliti blockbuster.
3 motivi per non guardarlo
- È in bianco e nero del 1951, se non ti piace il vecchio skip
- Il ritmo è lento, niente azione tipo The Boys
- Il messaggio sociale è forte, se cerchi solo intrattenimento leggero è no
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