Stop a Greenwich Village
Larry, giovane ventiquattrenne di New York, ha una madre iperprotettiva e un sogno: diventare un attore. Per sfuggire alle grinfie della prima e realizzare il suo desiderio si trasferisce a Greenwich Village dove conosce una grande varietà di persone: si trova una ragazza, Sarah, un lavoro come commesso e diventa amico di Bernstein, un nero omosessuale, Robert, un commediografo e la sua fidanzata Connie (che si invaghisce di Larry) e Anita, una giovane con manie suicide. Tra una visita alla madre e un provino la vita va avanti, Sarah resta incinta, ma decide di abortire e Anita si uccide. Poco dopo questi due eventi Larry viene lasciato dalla fidanzata che lo pianta per fuggire in Messico con gli altri tre. La vita non sembra sorridere al ragazzo, se non che una telefonata lo chiama ad Hollywood per un lavoro.
Vale la pena? — Stop a Greenwich Village
3 motivi per guardarlo
- Lenny Baker che interpreta se stesso in un'epoca pre-Euphoria con le stesse insicurezze
- La scena della madre iperprotettiva che ti fa dire 'oddio, la mia'
- Il Village anni '70 è un personaggio a sé, fra musica jazz e appartamenti da 20 dollari
A chi piacerà
Se hai amato la New York di Taxi Driver o le atmosfere di Zerocalcare quando parla di crescere. Perfetto per chi cerca qualcosa di più vero di Euphoria ma con lo stesso caos interiore.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi ritmo serrato, qui è più lento di una domenica pomeriggio
- La trama è un po' sconnessa, tipo collage di momenti
- Il finale ti lascia con più domande che risposte, occhio
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