Chiamami col tuo nome
Nel 1983, una calda estate segna per sempre la vita del diciassettenne Elio, un musicista più colto e sensibile dei suoi coetanei, che ogni estate trascorre le vacanze nella villa di famiglia. Il padre, un professore universitario, come ogni anno ospita uno studente straniero per lavorare alla sua tesi di post dottorato. L'arrivo di Oliver, ventiquattrenne statunitense, per la sua bellezza e i modi disinvolti, sconvolge la vita di Elio, che se ne innamora immediatamente. Tra lunghe passeggiate, nuotate e discussioni, tra i due giovani nasce un desiderio travolgente e irrefrenabile.
Vale la pena? — Chiamami col tuo nome
3 motivi per guardarlo
- Timothée Chalamet che ti fa sentire ogni emozione senza dire una parola, occhio
- La scena del pesco è già leggenda su TikTok, no joke
- Il monologo finale del padre ti spacca la testa e ti fa ripensare a tutto
A chi piacerà
Se hai amato le atmosfere malinconiche di Mare Fuori o le prime puntate di SKAM Italia. Perfetto per le serate estive in solitaria quando vuoi sentirti un po' più profondo.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione o trama serrata, qui è tutto vibes
- I primi 40 minuti sono lenti, ti avverto
- Skip se non sopporti i film dove 'non succede niente' ma si parla tanto
Commenti (6)
Armie Hammer non mi convince, sembra sempre che stia recitando a distanza. Elio invece ci sta, ma il film scivola via senza lasciare traccia.
Fra, la scena della pesca con il padre è l'unica che mi è rimasta. Il resto una noia pazzesca.
Mai capito perché lo considerano un capolavoro. Due ragazzi che si guardano, parlano poco, e un sacco di frutta. Boh, mi aspettavo di più da tutto l'hype.
La colonna sonora di Sufjan Stevens è l'unica cosa che salva sta roba. Senza quelle canzoni sarebbe stato un pomeriggio d'estate qualsiasi.
Ok, l'ho rivisto ieri e devo dire che migliora col tempo. Non è esplosivo, ma la regia di Guadagnino cattura quell'atmosfera afosa e malinconica che ti resta addosso. Il finale con Elio che piange davanti al camino è straziante, ma in modo sottile. Forse è proprio questo il punto: non serve urlare per far male.