Il piacere è tutto mio
La storia ruota attorno alla vicenda personale di Nancy Stokes un'insegnante in pensione, vedova, con alle spalle un matrimonio solido e rigoroso a cui però è sempre mancato un po' di brivido. Ormai sola, Nancy decide di cercare quello che nella vita di coppia non ha mai trovato: una soddisfacente esperienza sessuale. Si rivolge così a un'agenzia di gigolò e sceglie di incontrare Leo Grande. Giovane e affascinante, Leo Grande sembra essere tutto quello per cui Nancy è pronta a pagare: un uomo in grado di realizzare le sue fantasie. Ma nel corso di tre incontri in una camera di hotel le dinamiche cambiano: Leo si dimostra non solo come un uomo con cui fare dell'ottimo sesso, ma anche una persona con cui parlare e nonostante la differenza d'età, tra i due nascerà un rapporto di fiducia che porterà Nancy a riscoprire se stessa...
Vale la pena? — Il piacere è tutto mio
3 motivi per guardarlo
- Emma Thompson che fa la vedova in crisi e assume un gigolò, una premessa che ti spacca la testa
- Le scene di dialogo in camera d'albergo sono imbarazzo puro e ti fanno ridere
- La chimica tra lei e Daryl McCormack è tipo quella di una serie HBO, ma più intima e curiosa
A chi piacerà
Se hai amato la combo di umorismo e dramma di Fleabag o le storie di crescita personale in Euphoria. Perfetto per una serata in solitaria o con un amico per parlare di tabù.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione o trama veloce, qui è tutto dialoghi
- Skip se l'imbarazzo ti fa venire l'ansia, alcune scene sono cringe
- Il finale è aperto, non aspettarti risposte facili
Commenti (5)
La scena del primo bacio sotto la pioggia è finta e patetica, ho fatto skip dopo dieci minuti.
Bella la colonna sonora ma per il resto niente di che. Se paragonato a 'La finestra di fronte' perde nettamente.
Mai capito perché tutti lo lodano. Regia piatta, attori spaesati e una trama che sembra uscita da un pomeriggio di Rai 3.
Forse non è un capolavoro ma ci sta per una serata tranquilla. La storia tra i due protagonisti mi ha tenuto incollato fino alla fine, anche se il finale è un po' telefonato.
Marco Bocci e Silvio Orlando sono i due poli magnetici della storia, ma il film si perde in dialoghi troppo artefatti. Peccato, perché l'atmosfera romana meritava più cura.