Volevo Nascondermi
Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo. “El Tudesc,” come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato, diventa il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari, stando sulla sponda del Po. Quella di Ligabue è una “favola” in cui emerge la ricchezza della diversità e le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività.
Vale la pena? — Volevo Nascondermi
3 motivi per guardarlo
- Elio Germano che spacca in un ruolo fisico e mentale da Oscar, ti entra dentro
- La scena della capanna sul fiume è pura poesia visiva, ti rimane in testa
- La trasformazione da emarginato a pittore è lenta ma ti prende come una serie tipo Zero
A chi piacerà
Se hai amato Boris per il dietro le quinte dell'arte o Zerocalcare per storie di outsider. Perfetto per le serate in cui vuoi qualcosa di intenso ma vero, tipo Mare Fuori senza la gang.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione o colpi di scena, qui zero
- Ritmo lento tipo film d'arte, ti avverto
- La solitudine del protagonista a volte è pesante, skip se sei giù di morale
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